Parliamo un po’ di progettazione: il Progettista dovrebbe fare una attenta analisi delle esigenze di chi usufruirà dell'opera realizzata derivante dal suo progetto e non pensare solamente a fare un'opera d'arte (non è certo il caso dei Giardini Catalani), ma non consona sia a soddisfare le esigenze di chi ne usufruisce e sia alle regole del buon gusto. Si perché, qui si tratta di buon gusto: è stato redatto un progetto che né è assolutamente privo. Questa è l'amara verità! Chi è cittadino (e non suddito) di Senigallia sa che i Giardini Catalani, anche se in stato di degrado, costituivano luogo di incontro, di dialogo ed erano fruibili tutto l'anno da chiunque: dagli atleti sui pattini a rotelle, dai bambini in bicicletta, dai disabili in carrozzella, e da chi voleva “allungare” la “vasca per il corso”. ...........
Era il 13 giugno , esattamente 7 mesi fa ,quando 26 milioni di italiani/e sancivano l’acqua bene comune :”Ubriachi eravamo di gioia… le spalle cariche dei propri covoni!(Salmo,126) E oggi,13 gennaio ritorniamo a “seminare nel pianto..” (Salmo,126) perché il governo Monti vuole privatizzare la Madre. Sapevamo che il governo Monti era un governo di banche e banchieri, ma mai ,mai ci saremmo aspettati che un governo ,cosidetto tecnico, osasse di nuovo mettere le mani sull’acqua ,la Madre di tutta la vita sul pianeta. E’ quanto emerge oramai con chiarezza dalla fase 2 dell’attuale governo, che impone le liberalizzazioni in tutti i settori.Infatti le dichiarazioni di ministri e sottosegretari, in questi ultimi giorni, sembrano indicare che quella è la strada anche per l’acqua. Iniziando con le affermazioni di A.Catricalà, sottosegretario alla Presidenza, che ha detto che l’acqua è uno dei settori da aprire al mercato.E C.Passera, ministro all’economia,ha affermato :”Il referendum ha fatto saltare il meccanismo che rende obbligatoria la cessione ai privati del servizio di gestione dell’acqua, ma non ha mai impedito in sé la liberalizzazione del settore.” E ancora più spudoratamente il sottosegretario all’economia G.Polillo ha rincarato la dose: “Il referendum sull’acqua è stato un mezzo imbroglio. Sia chiaro che l’acqua è e rimane un bene pubblico.E’ il servizio di distribuzione che va liberalizzato.”E non meno clamorosa è l’affermazione del ministro dell’ambiente C.Clini:”Il costo dell’acqua oggi in Italia non corrisponde al servizio reso…..La gestione dell’acqua come risorsa pubblica deve corrispondere alla valorizzazione del contenuto economico della gestione.” Forse tutte queste dichiarazioni preannunciavano
Di seguito alcune riflessioni sulla ristrutturazione dei Giardini Catalani, ad un mese dalla inaugurazione, una prima valutazione sull’argomento che è nostra intenzione approfondire dopo estate.
Le promesse mancate – Nell’incontro formale con gli assessori Memè e Campanile, ed in altri informali, ci era stato assicurato che nessun pino sarebbe stato abbattuto, salvo alcuni malati o pericolanti, al massimo cinque o sei. Invece di alberi ne sono stati abbattuti più di venti (su un totale di circa 50), quasi un dimezzamento. Anche l’assicurazione che saremmo stati informati degli sviluppi del progetto è restata lettera morta. E’ più che comprensibile che al proposito qualcuno si senta preso in giro.
Oltre alla decimazione dei pini, si è proceduto anche ad una eccessiva riduzione dell’area a verde, a favore di un mega – marciapiedi e dell’allargamento del Viale Leopardi. Un ampliamento che ci sembra eccessivo per una arteria che, una volta entrata a pieno regime la nuova complanare, è destinata a diventare una strada urbana.
E’ realisticamente difficile comprendere la tanta enfasi con cui viene presentata l’opera. Gli aggettivi mirabolanti da parte di sindaco ed assessori non sono stati certo risparmiati, dal paragone con il Central Park di New York, fino alla intenzione del sindaco di invitare il ministro (quale?) per mostrarne la magnificenza dell’operato. Ma a guardare bene è solo un prato, un semplice ed anche banale prato alberato! Per di più di dimensioni molto modeste, circa 3.000 mq. - Meno della metà di un campo di calcio, le cui dimensioni medie vanno da un minimo di 7.500 mq ad un massimo di 10.000 mq. Un piccolo spicchio di campo da golf, un prato “all’inglese” come ogni villa che vuol essere di prestigio ha, magari a fianco dell’immancabile piscina di plastica. E non è neanche una novità per Senigallia, il Parco della Pace è lì da qualche decennio, di dimensioni ben più ampie, ed il cui prato alberato è abbondantemente utilizzato.
E’ improprio definirlo un giardino. Basta leggere la definizione di giardino che fanno specialisti o semplici enciclopedie per rendersene conto. Generalmente tale definizione può essere sintetizzata come “uno spazio di terreno coltivato a fiori e piante ornamentali”; se trattasi di giardino pubblico andrebbero aggiunti altri elementi quali vialetti e panchine per il passeggio e la sosta del pubblico, fontane.
Molti dubbi sorgono in merito alle effettive possibilità di utilizzo dell’area. Le panchine sono poche, rivolte verso la strada e ai margini dell’area verde, quindi non sempre all’ombra. Nelle ore di punta sono sempre tutte occupate: che tocchi prendere il numero come alle poste? La possibilità di utilizzare un telo o altro al fine di sdraiarsi sul prato per prendere il sole (e fare pic-nic?), tanto sbandierata dai nostri amministratori, può essere una opportunità anche interessante, ma molto riduttiva. Limitata in primis ai giovani e giovanissimi; perché non vediamo certo gli anziani del centro storico e le badanti, magari con i loro assistiti, stendersi sul prato. E se anche così fosse, sarebbe limitato a soli due (massimo tre) mesi l’anno, per ovvie ragioni climatiche ed atmosferiche. Gli altri 10 mesi, quando il terreno sarà umido e a volte fangoso, l’erba bagnata, come lo si utilizzerà? Tra l’altro l’erba umida o bagnata è anche molto scivolosa…. Allora la mancanza di percorsi e camminamenti si farà concretamente sentire. Non si può pensare sempre e solo ad una città che vive tre mesi l’anno.
La potatura dei pini superstiti, alquanto drastica e a “scopetto”, è stata giustificata con la necessità di far penetrare la luce nel sottobosco e permettere così la crescita del prato. Vorremmo ricordare che la mancanza di vegetazione nel sottobosco di aghifoglie è dovuta, più che alla mancanza di luce, alla elevata acidità del terreno, derivata dai lunghi tempi di decomposizione del materiale organico. Infatti, la resina impedisce la rapida decomposizione degli aghi dei pini e delle altre conifere, ed è causa dell'acidificazione del suolo.
In sintesi: ieri avevamo un giardino (anche se maltenuto ed in abbandono), oggi un prato, e domani?
Per GRUPPO SOCIETA’ E AMBIENTE Il COMITATO DIRETTIVO