La recente campagna contro i lavori fatti nei Giardini Catalani che ci ha visti impegnati in una petizione sottoscritta da oltre 500 persone, è stata l’occasione per una riflessione sulle consuetudini politiche del nostro comune: per quello che ci è accaduto, qualche considerazione dobbiamo farla. Ci è stata negata la piazza per raccogliere le firme (concessa poi in seconda istanza ), ci è stato negato un colloquio con il sindaco o l’assessore competente ( abbiamo dovuto consegnare la petizione all’ufficio protocollo e, molte domande che volevamo porre di persona, sono rimaste non formulate per mancanza di interlocutore);alla nostra lettera con richieste ben precise, è stato risposto in modo vago e insoddisfacente e solo dopo una replica abbastanza sostenuta, è arrivata una risposta determinata ad ignorare le richieste nostre e di tutti i firmatari. Ricapitolando: niente dialogo, niente incontro e niente mediazione:un comportamento dispettoso dove era necessario un confronto pacato. Ci chiediamo: dov’è finito il dialogo democratico, quello, per intenderci, che fino alla fine degli anni novanta permetteva alle persone si sedersi attorno ad un tavolo per ascoltare, proporre e dissentire, forse anche urlare ed imprecare, ma nel comune sforzo di trovare un’intesa? Se una associazione come la nostra, con trenta anni di storia alle spalle ed una petizione firmata da 554 persone, non riesce a farsi ascoltare e non trova interlocutori, il semplice cittadino che si trovi a contestare questa amministrazione, sia a torto o a ragione, che speranze ha di essere ascoltato? E’ ovvio che il problema va ben oltre i giardini Catalani. Sembra che nell’attuale mondo politico ci sia
Nidastore è uno dei nove castelli di Arcevia (AN), uno dei più piccoli e il più periferico, perché gravitante verso la valle del Cesano, ma sicuramente molto noto per la tradizione a metà strada fra storia e leggenda, che lo accompagna da secoli: e cioè quella del presunto
Antartide: 900 chilometri quadrati di ghiaccio stanno per staccarsi
Ci troviamo in Antartide. Dal ghiacciaio di Pine Island stanno per staccarsi circa 900 chilometri quadrati di ghiaccio. La superficie, pari all'estensione di una metropoli, è stata infatti attraversata da una frattura profonda 60 metri e lunga circa trenta chilometri.
A fotografare questo inquietante fenomeno sono gli uomini della Nasa che si trovano in zona nell'ambito della missione Ice Bridge. La frattura è costantemente controllata dai satelliti Nasa.
Parliamo un po’ di progettazione: il Progettista dovrebbe fare una attenta analisi delle esigenze di chi usufruirà dell'opera realizzata derivante dal suo progetto e non pensare solamente a fare un'opera d'arte (non è certo il caso dei Giardini Catalani), ma non consona sia a soddisfare le esigenze di chi ne usufruisce e sia alle regole del buon gusto. Si perché, qui si tratta di buon gusto: è stato redatto un progetto che né è assolutamente privo. Questa è l'amara verità! Chi è cittadino (e non suddito) di Senigallia sa che i Giardini Catalani, anche se in stato di degrado, costituivano luogo di incontro, di dialogo ed erano fruibili tutto l'anno da chiunque: dagli atleti sui pattini a rotelle, dai bambini in bicicletta, dai disabili in carrozzella, e da chi voleva “allungare” la “vasca per il corso”. ...........
Era il 13 giugno , esattamente 7 mesi fa ,quando 26 milioni di italiani/e sancivano l’acqua bene comune :”Ubriachi eravamo di gioia… le spalle cariche dei propri covoni!(Salmo,126) E oggi,13 gennaio ritorniamo a “seminare nel pianto..” (Salmo,126) perché il governo Monti vuole privatizzare la Madre. Sapevamo che il governo Monti era un governo di banche e banchieri, ma mai ,mai ci saremmo aspettati che un governo ,cosidetto tecnico, osasse di nuovo mettere le mani sull’acqua ,la Madre di tutta la vita sul pianeta. E’ quanto emerge oramai con chiarezza dalla fase 2 dell’attuale governo, che impone le liberalizzazioni in tutti i settori.Infatti le dichiarazioni di ministri e sottosegretari, in questi ultimi giorni, sembrano indicare che quella è la strada anche per l’acqua. Iniziando con le affermazioni di A.Catricalà, sottosegretario alla Presidenza, che ha detto che l’acqua è uno dei settori da aprire al mercato.E C.Passera, ministro all’economia,ha affermato :”Il referendum ha fatto saltare il meccanismo che rende obbligatoria la cessione ai privati del servizio di gestione dell’acqua, ma non ha mai impedito in sé la liberalizzazione del settore.” E ancora più spudoratamente il sottosegretario all’economia G.Polillo ha rincarato la dose: “Il referendum sull’acqua è stato un mezzo imbroglio. Sia chiaro che l’acqua è e rimane un bene pubblico.E’ il servizio di distribuzione che va liberalizzato.”E non meno clamorosa è l’affermazione del ministro dell’ambiente C.Clini:”Il costo dell’acqua oggi in Italia non corrisponde al servizio reso…..La gestione dell’acqua come risorsa pubblica deve corrispondere alla valorizzazione del contenuto economico della gestione.” Forse tutte queste dichiarazioni preannunciavano