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Serve una nuova coscienza anti-nucleare


di Maurizio Pallante e Andrea Bertaglio

Quello relativo al nucleare sembra un argomento in grado di scaldare gli animi come pochi altri. Un tema terribilmente ideologizzato (almeno in Italia, nazioncina che vediamo essere ormai fuori dal tempo, in cui chi afferma che il nucleare è una boiata si sente dare ancora del “comunista”); un argomento che riesce meglio di ogni altro a mostrare come gran parte delle persone, nel Bel Paese, parli solo ed esclusivamente per partito preso. O peggio, per sentito dire. Soprattutto ora che il Forum Nucleare Italiano finge di promuovere un dibattito a riguardo.

Sentire negli anni politici ed economisti di ogni fazione, colore e background culturale affermare che il futuro economico e quello industriale dell’Italia sono legati all’energia nucleare, che questa soddisferà il fabbisogno energetico italiano, o che non è dannosa per l’ambiente, può causare in una persona a cui è rimasto un briciolo di indipendenza di pensiero reazioni di vario tipo: può lasciare perplessi, può far paura, può fare arrabbiare, può far ridere. Dipende dalla propria indole. Pensare che ritrovarsi a produrre delle scorie che rimangono radioattive per migliaia di anni e che nessuno al mondo sa come gestire (visto che non è possibile smaltirle) non sia dannoso o rischioso per l’ambiente, o meglio, per la salute di ogni essere su questa Terra, può far sentire quanto meno presi in giro.

Del resto la nascita di bambini deformi e menomati in prossimità di ogni posto colpito più o meno volontariamente da radiazioni è solo un trascurabile particolare, secondo i più convinti nuclearisti. Gli aborti spontanei verificatisi in prossimità delle centrali atomiche anche. I bambini nati dopo il disastro di Chernobyl (la cui visione in immagini o filmati richiede una notevole forza d’animo e di stomaco) sono solo rari incidenti di percorso sulla strada dell’atomo. E in un paese in cui si è in piena quanto vergognosa emergenza rifiuti (quelli “normali”), di incidenti, di cattiva gestione degli impianti, di discariche abusive dei suddetti rifiuti e chi più ne ha più ne metta, di sicuro non si corre alcun rischio… Se già i rifiuti stanno creando così tanti problemi, anche alla salute delle persone, immaginate cosa potrebbe accadere se un’analoga situazione si verificasse con scorie radioattive. E si verificherebbe, nel Bel Paese.

Moltissimi italiani trovano assurdo pagare una bolletta più salata di un francese o di uno svizzero, anche a causa del rifiuto dell’Italia nel 1987 di non produrre più energia nucleare, quando allo stesso tempo si compra dagli stessi svizzeri e francesi l’energia elettrica che viene pericolosamente prodotta al di là delle Alpi. Pagare di più per condividere gli stessi rischi fa spesso sentire stupidi, come italiani. Quando però si inizia a pensare non per sentito dire, ma con la propria testa, venendo magari a conoscenza di un paio di aspetti non trascurabili riguardanti la questione nucleare, si potrebbe anche cambiare idea (sempre che si sia immuni dalle prese di posizione di cui sopra).

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