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Vi ricordate del lavatricista?
Inserito il 23 giugno 2009 alle 01:56:00 da sauro. IT - Decrescita domestica



Non solo lavatrici….

di Diomede Corso



E’ passato ormai quasi un anno da quando mi sono inventato il mestiere di lavatricista, e mai avrei pensato

di riuscire in qualche modo a combinare qualcosa, che seppur poco rappresenta per me un piccolo traguardo positivo se conto ormai una ventina di piccole povere carrette rimesse in marcia.

Dalla imminente necessità di rianimare un rottame a far diventare tutto quel lavoro un mestiere ce ne ho messa di passione, di tempo e di denaro, ma in fondo anche rimettendoci credo di aver agito da cittadino sostenibile (e ancora nessuno mi ha risposto a quella famosa domanda sul confronto tra Superautomatiche e Classe A).

Nel frattempo sono stato protagonista di un’esperienza per me significativa e che credo possa essere una pietra miliare di un progetto per il futuro.

Ve la racconto romanzata perché non saprei fare altrimenti e perché credo che meglio se ne comprenda il senso.

E’ novembre, fa molto freddo, nevica e io arrivo al laboratorio dove trovo l’ennesima lavatrice da restaurare. Mi metto lì con tanta pazienza e inizio a smontare, tanto la vasca la dovrò togliere per portarla via. Sono solo con le mie lavatrici e i ferri del mestiere, nient’altro che quello e nessuno, nemmeno la radio, che mi tenga compagnia.

Verso sera arriva Giovanni (nome di fantasia) che si meraviglia di quanta ostinazione ci sia dietro alla mia buona volontà messa a fare cose possibili e impossibili (apparentemente) e per sollevarmi un po’ dalle ore di lavoro passate sul banco si mette a chiacchierare con me. Mi racconta delle altre iniziative dell’associazione e di quali siano i progetti per il futuro e tra le altre cose mi propone un aiuto. Subito non so cosa rispondere anche se in genere sono piuttosto impulsivo in questi riscontri ma voglio valutare bene la cosa.
Loro si occupano anche di reinserimenti sociali (fra le altre innumerevoli iniziative), soggetti disagiati, diversamente abili e chiunque sia chiamato dalla società ad avere una nuova vita…
Rispondo che ci penso e me ne torno con la vasca smontata sul carrello verso la macchina attraversando sotto l’incessante nevicata tutto il cortile.

Certo che avere qualcuno che ti aiuti a fare una cosa in cui credi non è da poco, tanto più che daresti una seconda possibilità a questa persona proprio come alle lavatrici, becero come confronto ma nella mia testa ho associato così, si riciclano le lavatrici… e anche le persone (proprio come avevo sentito dire in una delle tante riunioni dell’associazione). Per non parlare poi del fatto che imparerebbe, oltre che un mestiere, anche a dare il giusto valore alle cose.

Alcuni giorni dopo incontro nuovamente Giovanni e gli dico che sono d’accordo, che per me va bene se a fare quel lavoro viene anche Piero (anche quello nome di fantasia).

Piero è un ragazzone di 15 anni, alto robusto assolutamente poco loquace (certo in confronto a me che non sto zitto un attimo!), che non ha molta voglia di mettersi lì ad aiutarmi a smontare le manopole, le cinghie, togliere i cuscinetti, raschiare le vasche, mettere a bagno le vaschette e i manicotti, ma io non lo faccio arrendere e non mi arrendo nemmeno io.

Ci mettiamo d’accordo che ogni venerdì pomeriggio alla stessa ora e nello stesso posto lo passo a prendere per portarlo con me al laboratorio. Per me è una mano in più al mio lavoro, per lui è un modo come un altro per fare le sue ore di lavoro socialmente-utile.

La prima volta è un disastro e inevitabilmente restano i segni di chi fa qualcosa senza sapere bene cosa sta facendo ma solo perché gli hanno detto di farlo; per me mettere le mani su certi oggetti non è come per Piero e allora devo spiegargli molte cose anche se non rispondendomi mai e non guardandomi mai negli occhi non riesco mai a capire se mi ascolta… anche se poi lo capisco da come si rimette all’opera.

Andiamo avanti così alcuni mesi, d’accordo con Giovanni e con l’assistente sociale che quando un giorno capita a farci visita rimane sbalordita, tanto che quella volta oltre a Piero c’era anche Carlo (altro nome di fantasia) suo fratello minore… e tutti e tre eravamo all’opera di ripristino, cuscinetti, vasche e cestello.

Arriva finalmente la primavera e forse le nevicate ci danno tregua e si organizza così il mercatino dove porto in vendita la lavatrice fatta davvero da Piero, suo fratello Carlo ed io. Gli invento un marchio, la chiamo lavatrice ECO-Sol: ecologica, perché l’abbiamo salvata dal crudele destino della discarica, solidale, perché chi acquista quella lavatrice crede nel lavoro fatto da chi ha bisogno di avere una possibilità di riscatto sociale. Risultato: VENDUTA!

Pensavo di aver finito lì e invece Giovanni mi fa sapere che hanno prorogato il periodo a Piero e allora… ne facciamo un’altra! In tre pomeriggi da 3 ore abbiamo smontato un’altra lavatrice, rigenerata e rimontata… e finalmente quando la collaudiamo vedo negli occhi di Piero l’orgoglio di chi ha raggiunto un obiettivo, di chi ha creduto in se stesso e nelle proprie capacità. Tanto che dovrei gioire pure io quando lo sento dire allora che si rompe una lavatrice la so aggiustare!

Piero non è da solo, ci sono tanti come lui che hanno bisogno di tutto ciò, perché dunque non farci aiutare da loro… ad aiutarli?

Io nel frattempo (già, perché la mattina a scuola, il pomeriggio i restauri e la notte!?), ho ricostruito una lavatrice chiamata Nuova Superautomatica (cercatela su youtube!), risultato della parificazione di una lavatrice ad un pc, scissa letteralmente in hardware e software, in modo che quei tanti Piero in attesa possano occuparsi della rigenerazione dell’hardware mentre resta al produttore solo la creazione del nuovo software. Ma evidentemente era un’idea talmente stupida che i blasonati concorsi di idee hanno preferito lasciare che fosse sviluppata la rigenerazione RAEE dei PC e non anche tutto il resto delle apparecchiature elettriche ed elettroniche.

Io, le mie lavatrici e Piero non siamo che un puntino bianco in un vorticoso mare nero, che non diventerà mai grigio se non ci saranno altri puntini bianchi che ci aiutino a fare chiaro!


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