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Inserito il 28 giugno 2010 alle 22:11:00 da sauro. IT - Comunicati stampa GSA

DALLA FEDERAZIONE REGIONALE PRONATURA-MARCHE RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO


No a questo tracciato del gasdotto appenninico!


La Provincia di Pesaro – Urbino, la Provincia di Perugia, il Comune di Gubbio, la Comunità Montana del Catria e del Nerone, il Comitato umbro-marchigiano “No Tubo”, i Comitati cittadini per l’ambiente di Sulmona, il Comitato civico “Norcia per l’Ambiente”,il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, l’associazione La Lupus in Fabula onlus, la Federazione nazionale Pro Natura, il WWF Italia, Mountain Wilderness Italia, Italia Nostra, l’A.R.C.I. Caccia della Provincia di Perugia hanno inoltrato un ricorso alla Commissione europea affinché valuti (art. 258 Trattato CE) la rispondenza alle normative comunitarie in materia di valutazione ambientale strategica – V.A.S. e di valutazione di impatto ambientale – V.I.A. del gasdotto denominato “Rete Adriatica”, progettato dalla Snam Rete Gas s.p.a. (avente come partner per la distribuzione la Società British Gas).

Analogamente, per quanto di competenza, sono stati coinvolti i

Ministeri dell’ambiente, dei beni e attività culturali, dello sviluppo economico, dei trasporti e i Presidenti delle Regioni interessate dal tracciato (Puglia, Campania, Basilicata, Molise, Abruzzo, Umbria, Marche, Toscana, Emilia-Romagna).

Questa è la risposta che i territori interessati, attraverso le loro amministrazioni più sensibili, le grandi associazioni nazionali (da ambientali a venatorie), la società civile attraverso i comitati, danno al tentativo della Snam rete Gas di portare avanti un progetto di grandissimo impatto ambientale in territori di grande fragilità, geologica, sismica, ambientale paesaggistica e di conseguenza sociale ed economica. Si vorrebbe infatti far passare, con un impatto inimmaginabile, un gasdotto di dimensioni colossali sui crinali dell’Appennino Centro Settentrionale, il gasdotto “Rete Adriatica Brindisi Minerbio” (diametro 1.200 mm. A circa mt. 5 di profondità, servitù di mt. 40 per circa 700 chilometri in buona parte sulle cime di montagne e attraverso numerosissimi corsi d’acqua) ipotizzato con un unico tracciato dal Sud (Massafra, Prov. Taranto) fino all’Italia settentrionale (Minerbio, Prov. Bologna), in forza anche di dichiarazioni di pubblica utilità, alcune delle quali scadute e relative ad ogni singolo tratto.
Il progetto del gasdotto prevede i seguenti lotti funzionali:

• Metanodotto Massafra – Biccari - DN 1200 (48’’), lungo 194,7 km;
• Metanodotto Biccari - Campochiaro - DN 1200 (48’’), lungo 70,6 km;
• Metanodotto Sulmona – Foligno - DN 1200 (48’’), lungo 167,7 km;
• Centrale di compressione di Sulmona, n° 3 turbo compressori da 33 Mw.
• Metanodotto Foligno - Sestino - DN 1200 (48’’), lungo 113,8 km;
• Metanodotto Sestino - Minerbio - DN 1200 (48’’), lungo 142,6 km.

Si tratta, quindi, di un’opera, le cui parti sono funzionalmente connesse e programmate per realizzare un’unica struttura per il trasporto del gas metano da Massafra a Minerbio.

L’autorizzazione alla realizzazione e all’esercizio dell’opera deve, pertanto, essere assoggettata a preventivo e vincolante procedimento di valutazione ambientale strategica – V.A.S., qualora sia presa in considerazione quale “piano o “programma” (direttiva n. 42/2001/CE) ovvero ad un unico procedimento di valutazione di impatto ambientale – V.I.A. (direttive n. 85/337/CEE e n. 97/11/CE) qualora sia considerata quale “opera” unitaria.

Questo non è avvenuto, nonostante sia previsto dalla normativa italiana di recepimento (decreto legislativo n. 152/2006 e successive modifiche e integrazioni, il codice dell’ambiente). Sono stati effettuati procedimenti parziali di V.I.A. su alcuni tratti, senza alcun collegamenti fra le diverse procedure, in palese violazione della normativa comunitaria, secondo quanto interpretato dalla giurisprudenza della Corte europea di Giustizia e dai Giudici amministrativi nazionali.

Il tracciato del gasdotto “Rete Adriatica” interessa – direttamente o indirettamente – numerose aree naturali protette così come definite dalla legge n. 394/1991 e successive modifiche ed integrazioni e in particolare:
* parchi nazionali della Maiella, dei Monti Sibillini, del Gran Sasso – Monti della Laga;
* parco naturale regionale del Velino – Sirente;
* siti di importanza comunitaria – S.I.C. e/o zone di protezione speciale – Z.P.S. “Area delle Gravine” (codice IT913007), “Valle Ofanto-Lago di Capaciotti” (codice IT9120011), “Valle del Cervaro-Bosco dell’Incoronata” (codice IT9110032), “Sorgenti ed Alta Valle del fiume Fortore” (codice IT8020010), “Bosco di Castelvetere in Valfortore” (codice IT802006), “Bosco di Castelpagano” (codice IT2020005), “Sella di Vinchiatauro” (codice IT222296), “La Gallinola-Monte Miletto- Monti del Matese” (codice IT222287), “Maiella” (codice IT7140203), “Maiella sud-ovest” (codice IT7110204), “Monte Genzana” (codice IT7110100), “Parco nazionale della Maiella” (Z.P.S., codice IT7140129), “Fiumi-Giardino-Saggitario-Aterno-Sorgenti del Pescara” (codice IT7110097), “Velino-Silente” (codice IT1100130), “Fiume Topino” (codice IT5210024), “Boschi bacino di Gubbio” (codice IT5210010), “Boschi di Pietralunga” (codice IT5210004), “Valli e ripristini ambientali di Argenta, Medicina e Molinella” (codice IT4050022), “Valli di Medicina e Molinella” (codice IT4050017), “Biotopi e ripristini ambientali di Budrio e Minerbio” (codice IT4050023), “Valle Benni” (codice IT4050006).

Il gasdotto “Rete Adriatica” è stato progettato dalla Snam Rete Gas s.p.a. al fine di realizzare il raddoppio delle infrastrutture di trasporto gas lungo il versante adriatico del territorio nazionale. E ciò, secondo l’intento dichiarato dalla stessa Snam, in analogia con quanto realizzato lungo il versante tirrenico della penisola, dove corrono parallelamente due infrastrutture di trasporto gas. Giunto invece all’altezza di Biccari (FG), il tracciato del gasdotto è stato dirottato inspiegabilmente verso l’interno, lungo la dorsale appenninica, adducendo presunte e non dimostrate “insuperabili criticità” sotto l’aspetto tecnico. Ma proprio scegliendo la dorsale appenninica il tracciato si scontra invece con criticità quali la presenza di aree boschive e numerose aree protette, rischio sismico e idrogeologico.

Pesante è poi l’impatto su aree importanti sul piano socio-economico per i danni di immagine che può portare allo sviluppo del sistema turistico/ambientale e per la presenza di importanti zone tartufigene in Umbria e nelle Marche.

E’ inoltre sorprendente che tra le criticità prese in esame non figuri affatto il rischio sismico, sicuramente molto più elevato lungo l’Appennino che sulla costa adriatica. Il gasdotto “Rete Adriatica” si snoda lungo le depressioni tettoniche dell’Appennino Centrale storicamente interessato da un notevole tasso di sismicità, con eventi anche di magnitudo elevata, come il terremoto del 6 aprile 2009 che ha colpito L’Aquila e molte altre località dell’Abruzzo, e il terremoto del 26 settembre 1997 che ha colpito l’Umbria e le Marche. Nel tratto relativo all’Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche, su 28 località attraversate dal metanodotto, 14 sono classificate in zona sismica 1 e 14 in zona sismica 2. Anche la centrale di compressione, localizzata a Sulmona, ricade in zona sismica di primo grado.

Appare incoerente che si proponga un progetto di questa portata nelle aree considerate sorgenti di Biodiversità in Italia proprio nell’anno dichiarato dall’ONU a protezione della medesima.

Ora gli enti locali territoriali, le associazioni ecologiste, i comitati civici ricorrenti auspicano l’apertura degli accertamenti da parte della Commissione europea e l’adozione degli opportuni provvedimenti da parte dei Ministeri e delle Regioni coinvolte per fermare le procedure autorizzative di un’opera dal pesante impatto ambientale e socio-economico, con gravi rischi di sicurezza pubblica. Soltanto lo svolgimento di procedure di V.A.S. e di V.I.A. uniche, con la partecipazione delle comunità locali interessate, può consentire di reperire le soluzioni di tragitto meno impattanti e pericolose nel rispetto della legalità, dell’ambiente e dei legittimi interessi dei cittadini.

p. enti locali territoriali, le associazioni ecologiste, i comitati civici ricorrenti

Stefano Deliperi , Gruppo d’Intervento Giuridico Onlus


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